Qual è stato l’impatto della pandemia sulle persone affette da disturbi alimentari?

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I pazienti condividono molti degli effetti indesiderati derivanti dall’isolamento.

Con il proseguire dei lockdown imposti a causa del virus COVID-19, comincia ad emergere un quadro relativo agli effetti dell’isolamento e della reclusione. Come già segnalato in queste pagine, tra questi effetti c’è l’aumento degli stati depressivi e dell’ansia. Sono meno noti, tuttavia, gli effetti del lockdown tra le persone con disturbi alimentari. Si è visto che altri fattori di rischio possono contribuire alla probabilità di sviluppare un disturbo alimentare, come l’aumento del tempo trascorso sui social media e le influenze tossiche derivanti dall’oggettivazione dell’ideale di magrezza presente su internet. L’isolamento e la solitudine sono conseguenze comuni dell’anoressia nervosa e possono essere amplificate dalla quarantena imposta.

Uno studio pilota offre alcune risposte

Un piccolo studio pilota ha offerto nuove informazioni sui pazienti con disturbi alimentari confinati a casa durante la pandemia del COVID-19 (Eur Eat Disord Rev. 2020; 28:239). Il Dr. Fernando Fernández-Aranda e i colleghi della Eating Disorders Unit, dell’Ospedale Universitario di Bellvitgel di Barcellona, Spagna, hanno utilizzato un sondaggio telefonico per monitorare le prime due settimane di confinamento tra 32 pazienti con ED (13 con AN, 10 con BN, 5 con Altri Disturbi Specifici dell’Alimentazione e del Cibo (OSFED) e 4 affetti da BED). L’età media dei partecipanti era di 29,2 anni (range: da 16 a 49 anni) e la maggior parte erano donne (90,6%).

Aumento delle incertezze

La maggior parte dei pazienti ha manifestato timori per l’aumento delle insicurezze legate alla loro vita, come il rischio di infezione da COVID-19 per loro stessi o per la loro famiglia e i loro cari, il possibile impatto negativo sulla scuola o sul lavoro e il proseguimento del trattamento. Il 38% circa (12 su 32) ha riferito un aumento della compromissione dei loro sintomi di ED, e il 6,2% (18 su 32) ha segnalato ulteriori sintomi di ansia. Quattro pazienti hanno notato che lo stress ha reso loro molto difficile il controllo del loro comportamento legato agli “spuntini” e dell’alimentazione emotiva.

Comunicare con gli altri in isolamento

In che modo i pazienti hanno gestito la comunicazione con gli altri mentre erano isolati a casa? Gli studiosi hanno scoperto che i pazienti affetti da anoressia nervosaerano ambivalenti riguardo all’uso dei social media e delle videochiamate.  Un aspetto negativo dell’uso delle videochiamate per i pazienti affetti da anoressia nervosa era l’aumento della percezione del corpo dei pazienti, che li spingeva all’autocritica percepita come dannosa per il loro recupero. Alcuni pazienti hanno modificato ciò che era visibile nei loro account sui social media e si sono trovati molto più a loro agio nei gruppi di supporto tra pari e per il recupero.  Altri, tuttavia, ritenevano che fosse più sicuro evitare forme di comunicazione che potevano potenzialmente scatenare reazioni dannose.

Gli effetti sui caregiver

I caregiver hanno dimostrato una forte attenzione verso i problemi di isolamento e le maggiori difficoltà di comunicazione per i loro cari affetti da anoressia nervosa, così come per loro stessi. Si sono dimostrati pieni di risorse per apprendere e condividere idee.  La necessità di routine e struttura è stata considerata cruciale per i pazienti come metodo per far fronte al cambiamento e per prevenire la noia, che spesso ha comportato un aumento dei pensieri legati al loro disturbo.

I caregiver hanno raccontato che il loro ruolo è incrementato in quanto a supporto e gestione della guarigione del loro caro durante la pandemia. Hanno condiviso idee creative come organizzare programmi per i pasti a casa e aiutare i pazienti a intraprendere attività terapeutiche, come realizzare delle sfide a casa come se fossero stati al ristorante. Le strategie per rimanere a casa e auto-isolarsi hanno portato ad un aumento del lavoro per i caregiver e ad un cambiamento delle dinamiche familiari. Un buon equilibrio tra i bisogni del membro della famiglia affetto da disturbi alimentari (per la stabilità) con i bisogni dell’intera famiglia, in particolare dei bambini, è stato visto come fondamentale e impegnativo per i genitori.

In definitiva, le difficoltà connesse alla gestione dei disturbi alimentari sono risultate molto gravose sia per chi ne ha sofferto che per i famigliari, con uno stress rilevante legato al riadattamento del sistema famigliare e dell’individuo per far fronte all’emergenza legata al lockdown. Tra gli aspetti interessanti emersi dallo studio si evidenziano le risorse messe in campo per far fronte alle difficoltà, come l’utilizzo di soluzioni creative e il cambiamento del proprio rapporto con i social in funzione di un maggiore benessere.

Si rimanda a studi futuri per analizzare quale effetto abbia avuto lo stato di emergenza nel lungo termine.

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