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Disturbi alimentari: come supportare chi rifiuta la terapia

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Ama il muro: Empatia e Comprensione nel Rifiuto della Terapia

Il rifiuto della terapia in chi soffre di disturbi alimentari può essere influenzato da una serie di fattori emotivi e psicologici. Spesso infatti un disturbo alimentare è vissuto come una parte di sé che. I disturbi alimentari sono detti egosintonici, il che significa che possono sembrare allineati con l’immagine di sé, i valori e i sentimenti di una persona. Pertanto, anche se una persona sa di avere un disturbo alimentare, potrebbe non volerlo eliminare. Per affrontare questo, è essenziale avvicinarsi con una profonda empatia. Comprendere le ragioni del rifiuto, che possono variare dalla paura di perdere il controllo, alla vergogna, fino all’anosognosia, è fondamentale. L’anosognosia, in particolare, è una condizione in cui la persona non riconosce di essere malata. Offrire un ascolto attento e aperto, senza giudicare o minimizzare i loro sentimenti, può aiutare a creare un ambiente di fiducia e comprensione.

Come può mostrarsi la resistenza al trattamento

la resistenza al trattamento può manifestarsi in diversi modi. Ecco alcuni dei più comuni:

  • Scoppi di rabbia, furia o pianto
  • Riluttanza a partecipare alle sedute di trattamento
  • Promesse di tentare il recupero autonomamente
  • Rifiuto di cibo o di partecipare ai pasti
  • Dare il silenzio agli amati
  • Accettare il trattamento all’inizio, poi cambiare idea

Sebbene questi comportamenti siano comuni e talvolta prevedibili, ciò non significa che i familiari siano impotenti di fronte a una resistenza al trattamento.

Comunicazione Aperta e Non Giudicante

Stabilire una comunicazione onesta e aperta è fondamentale per costruire un rapporto di fiducia. Ascoltare attivamente e senza giudizio può aiutare a comprendere le paure e le preoccupazioni del proprio caro. È importante utilizzare un linguaggio che esprima preoccupazione e affetto, evitando commenti che potrebbero essere percepiti come critici o autoritari. Questo può includere l’uso di frasi come “Mi preoccupo per te” o “Voglio capire meglio come ti senti”, che mostrano sostegno senza esercitare pressione.

Fornire Informazioni e Risorse

Fornire informazioni accurate e risorse affidabili può essere un passo importante per aiutare la persona a comprendere meglio la propria condizione. Questo può includere articoli, testimonianze di persone che hanno superato disturbi simili, o informazioni sulle diverse opzioni di trattamento. È importante fare ciò in modo delicato, assicurandosi che le informazioni siano fornite come un’opzione di supporto, piuttosto che come un tentativo di convincere o persuadere.

Sostenere Senza Forzare

Sostenere una persona nel suo processo decisionale senza forzare la scelta del trattamento è vitale. Rispettare il loro tempo e il loro processo di accettazione è fondamentale per ridurre la resistenza e la tensione emotiva. È importante mostrare che si è disponibili a fornire supporto, indipendentemente dalla decisione presa, rafforzando l’idea che si è lì per loro incondizionatamente.

Supporto Emotivo e Pratico

Offrire supporto emotivo, come ascolto e comprensione, è tanto importante quanto fornire supporto pratico. Questo può includere accompagnare la persona a appuntamenti informativi o offrire assistenza nella ricerca di specialisti. È anche importante offrire uno spazio sicuro in cui la persona possa esprimere liberamente i suoi sentimenti e pensieri senza paura di giudizio o ripercussioni.

Prendersi Cura di Sé

È essenziale per chi offre supporto prendersi cura della propria salute emotiva e fisica. Gestire il rifiuto di un familiare o amico verso la terapia può essere emotivamente oneroso. È importante cercare supporto per sé stessi, che può includere la consultazione di un terapeuta, la partecipazione a gruppi di supporto, o semplicemente dedicare del tempo per le proprie attività e interessi.

Conclusione

Supportare qualcuno che rifiuta la terapia per un disturbo alimentare richiede tempo, pazienza, comprensione e un approccio empatico. Un ascolto attivo, la comunicazione aperta, il fornire informazioni e risorse, il sostenere senza forzare, il supporto emotivo e pratico, e prendersi cura di sé sono passaggi fondamentali in questo processo.

Riferimenti bibliografici

  1. Treasure, J., & Schmidt, U. (2013). “The cognitive-interpersonal maintenance model of anorexia nervosa revisited: A summary of the evidence for cognitive, socio-emotional and interpersonal predisposing and perpetuating factors.” Journal of Eating Disorders, 1(13). doi:10.1186/2050-2974-1-13.
  2. Le Grange, D., & Lock, J. (2015). “Family-based treatment of adolescent eating disorders: Current status, new applications and future directions.” International Journal of Child and Adolescent Health, 8(1), 137-144.
  3. Geller, J., & Dunn, E. C. (2011). “Integrating motivational interviewing and cognitive behavioral therapy in the treatment of eating disorders: Tailoring interventions to patient readiness for change.” Cognitive and Behavioral Practice, 18(1), 5-15. doi:10.1016/j.cbpra.2009.07.004.

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