Disturbi Alimentari e Forza Di Volontà: Un’Associazione Insensata

disturbi alimentari

Cos’è la forza di volontà? È un qualcosa che associamo al potere. È un qualcosa che ammiriamo negli altri e che desideriamo avere. Di questi tempi è pericolosamente associata alle diete e alla perdita di peso. L’associazione comprende anche i disturbi alimentari restrittivi. Parliamo di quanto sia sbagliato pensare che siano sinonimi.

Vediamo cosa dice il dizionario. Diamo un’occhiata alla definizione di “volontà”:

volontà
sostantivo
1.
la facoltà con cui una persona decide e intraprende un’azione.
ha una volontà di ferro
sinonimi: determinazione, risolutezza, fermezza, impegno, tenacia, proposito, desiderio, intenzione, voglia, propensione, solerzia
2.
controllo esercitato deliberatamente per fare qualcosa o per trattenere i propri impulsi.
un’incredibile forza di volontà”

Chi soffre di un disturbo alimentare non decide di averlo. Non ha alcun potere o controllo quando sviluppa o soffre di un disturbo alimentare attivo. Non è lei a iniziare l’azione: è il disturbo alimentare a farlo. Non ha alcuna voce in capitolo. Quindi usare “volontà” nel contesto dei disturbi alimentari è assurdo.

Diamo anche un’occhiata alla definizione stessa di forza di volontà:

1. controllo dei propri impulsi e delle proprie azioni; autocontrollo.

Non si tratta di autocontrollo

Ancora una volta, non c’è controllo quando parliamo di un disordine alimentare. Non c’è assolutamente alcun autocontrollo. In realtà, è proprio il contrario: chi soffre di un disturbo alimentare è completamente fuori controllo. Non decide di astenersi dal cibo o dal bere. Non decide di fare esercizio in modo compulsivo. Non decide di vomitare i suoi pasti nei gabinetti e nei bidoni della spazzatura. Non ha alcun controllo sul suo consumo sempre più ridotto, sull’incapacità di mangiare il gelato o sui dieci chilometri che sente di dover correre. È la grave malattia mentale di cui soffre che comanda la barca, non la persona affetta. I disturbi alimentari non sono una scelta, e insinuare che chi soffre di un disturbo alimentare abbia forza di volontà significa insinuare che abbia una scelta.

Magari in passato hai ritenuto che un disordine alimentare fosse una scelta. In tal caso è bene capire perché non lo è.

Perché non si tratta di forza di volontà, ma di “non” scelte

Ecco alcuni esempi di come funziona la mente di una persona che soffre di disturbi alimentari e di come sarebbe “semplice” se si trattasse di volontà: se dovessi scegliere tra mangiare una quantità limitatissima di calorie e vivere con una fame tremenda, o sentirti come se la pelle ti si stesse strappando per quanto la senti tirare, rispetteresti il tuo disturbo alimentare o la tua fame? Se dovessi scegliere tra fare esercizio fisico fino al vomito o allo svenimento o sentirti così schifato dal tuo corpo da pensare di ucciderti, cosa sceglieresti? Se dovessi scegliere tra non mangiare una fetta di pizza che desideri disperatamente o sentirti un tale fallimento da punirti tagliandoti il corpo più volte in più punti, cosa sceglieresti? E quando vedi queste opzioni, ti sembra davvero di poter avere una scelta? Ogni opzione è straziante e punitiva, ma una ti porta sempre più vicino all’obiettivo di perdere più peso, o almeno di provarci. Ti sentirai meglio quando il tuo corpo sarà perfetto, dice il disordine alimentare. Ti sentirai meglio se mangerai a malapena. Avrai più controllo. Questa, ovviamente, è una bugia, e ci sono così tante bugie che racconterà per impedirti di lottare. 

L’inizio di un circolo vizioso

Più la malattia si insinua nella mente e chi ne soffre risponde al disturbo alimentare, più cose come il cibo e il peso diventano una fonte di ansia. Ogni volta che rispondi alla voce che ti dice di non mangiare altrimenti proverai qualcosa di insopportabile, più il messaggio si rinforza nel cervello. Vedi, quando eviti qualcosa che ti rende ansioso, più al cervello viene detto che è qualcosa di cui essere ansiosi perché viene evitato, e più ne diventi ansioso. Un altro modo subdolo attraverso il quale il disordine alimentare sopravvive è quello di distorcere completamente la percezione di chi ne soffre, in modo che il suo corpo gli sembri completamente diverso da quello che vede chiunque altro, e in molti casi, più si diventa magri, più ci si sente grassi. In questo modo il disturbo alimentare continua a dettare le azioni e i pensieri del suo ospite (e sì, è così che ci si sente: solo un ospite di un demone che ti sta facendo rimpicciolire dentro e fuori, giorno dopo giorno).

Potremmo andare avanti, ma continuiamo con il discorso della forza di volontà.

La rappresentazione errata nei media

Meghan Trainor ha fatto scalpore per via del suo incomprensibile commento sulla sua apparente mancanza di forza di volontà per “diventare anoressica”.

Non ero abbastanza forte per soffrire di disordine alimentare. Ho provato a diventare anoressica per tre ore buone. Ho mangiato ghiaccio e sedano, ma questo non è nemmeno roba da anoressici. E ho smesso. Ho detto: ‘Mamma, puoi farmi un panino? Tipo, subito”.

Il suo commento è quello di una persona che ignora come funzioni un disturbo alimentare. Innanzitutto, la forza non ha nulla a che fare con i disturbi alimentari. La forza è una caratteristica di valore. È una qualità straordinariamente positiva da avere; un qualcosa che usi di fronte alle difficoltà, per superare un problema o per sconfiggerlo. È qualcosa che si usa per combattere e sconfiggere un disturbo alimentare, non qualcosa che si usa per continuare la propria esistenza. Non ci vuole forza per avere un disturbo alimentare: ci vuole malattia e miseria e odio profondo verso se stessi. Ci vuole forza per recuperare. In secondo luogo, non puoi “provare a diventare anoressica per tre ore buone”. L’anoressia è prima di tutto una malattia mentale (come tutti gli altri disturbi alimentari), non qualcosa che puoi semplicemente “provare” e poi smettere perché hai un po’ troppa fame. “Provare” non fa parte di un disturbo alimentare. Nemmeno in un milione di anni “proveresti” ad avere un disordine alimentare se sapessi cosa comporta. Non è questione di avere la forza di volontà per “diventare anoressica”. Qualsiasi disturbo alimentare è una malattia che si insinua in te e lentamente invade la tua mente a poco a poco fino a quando non si è insinuata in ogni sua parte, e poi improvvisamente ti rendi conto che ci stai affogando dentro e non esiste una via d’uscita. Non puoi semplicemente “diventare anoressica” per tre ore e poi scegliere di smettere. Lo devo ripetere: non c’è scelta. E no, stranamente mangiare ghiaccio e sedano solo per tre ore non significa avere una malattia grave e mortale.

Mai parlare di forza di volontà

La forza di volontà è inscindibilmente legata alla scelta e sappiamo che i disturbi alimentari non sono una scelta, quindi le due cose non possono essere accostate l’una all’altra. Mai. Parlare di disturbi alimentari che richiedono forza di volontà sminuisce l’impotenza e la mancanza di speranza che si prova quando si è sotto il dominio di una malattia così potente e mortale. Parlare di disturbi alimentari che richiedono forza di volontà – una caratteristica positiva che tutti desideriamo – sminuisce la pura angoscia e il tormento che chi ne soffre deve provare ogni secondo di ogni giorno. Dire che i disturbi alimentari richiedono forza di volontà significa dire inconsciamente che c’è qualcosa che quella persona torturata ha e che tu ammiri. Guardi dentro gli occhi pieni di dolore e dici: “Voglio quello che hai tu”.

La forza di volontà è un aspetto positivo. Soffrire di un disturbo alimentare è un vero e proprio inferno. La forza di volontà è forza e controllo. Vivere con un disturbo alimentare significa essere schiacciati sotto un dittatore che alla fine ti vuole morto e sentirsi incapaci di fare altro che obbedire e camminare consapevolmente nelle fauci della morte. La forza di volontà è forza di volontà e i disturbi alimentari sono disturbi alimentari. Non confondiamo le due cose.

Articolo tradotto da everythingedrecovery.com

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