DISTURBI ALIMENTARI: QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO?

disturbi alimentari

PERCHé SI SVILUPPANO I DISTURBI ALIMENTARI?

I disturbi alimentari sono complessi e toccano tutti i tipi di persone. I fattori di rischio per tutti i disturbi alimentari comportano una serie di aspetti biologici, psicologici e socioculturali. Questi fattori possono influire diversamente nelle diverse persone, quindi due persone che soffrono dello stesso disturbo alimentare possono avere prospettive, esperienze e sintomi molto diversi. Tuttavia, i ricercatori hanno individuato delle somiglianze nella comprensione di alcuni dei principali rischi per lo sviluppo dei disturbi alimentari. I fattori elencati di seguito possono trovare riscontro per chi soffre di anoressia nervosa, bulimia nervosa, alimentazione inconrtollata o OSFED.

FATTORI DI RISCHIO BIOLOGICI

  • Avere un parente stretto con un disturbo alimentare. Alcuni studi sulle famiglie hanno scoperto che avere un parente di primo grado (ad esempio un genitore o un fratello) con un disturbo alimentare aumenta il rischio di una persona di sviluppare un disturbo alimentare.
  • Avere un parente stretto con un disturbo mentale. Analogamente, problemi come l’ansia, la depressione e la dipendenza possono essere presenti nelle famiglie e si è scoperto che aumentano le possibilità che una persona sviluppi un disturbo alimentare. Per saperne di più >
  • Storia della dieta. Un passato di diete e altri metodi di controllo del peso è associato all’insorgenza dell’alimentazione incontrolata.
  • Bilancio energetico negativo. Bruciare più calorie di quante se ne assumano determina uno stato di bilancio energetico negativo. Molte persone affermano che il loro disturbo è iniziato con tentativi di seguire una dieta o di limitare la quantità e/o il tipo di cibo che mangiavano sotto forma di diete, altre cause possono essere la crescita, la malattia e un intenso esercizio fisico.
  • Diabete di tipo 1 (insulino-dipendente). Una recente ricerca ha scoperto che circa un quarto delle donne affette da diabete di tipo 1 sviluppa un disturbo alimentare. Il pattern più comune riscontrato è quello di saltare le iniezioni di insulina, noto come diabulimia, che può essere mortale.

FATTORI DI RISCHIO PSICOLOGICI

  • Perfezionismo. Uno dei principali fattori di rischio legati ad un disordine alimentare è il perfezionismo, specialmente un tipo di perfezionismo chiamato perfezionismo auto-orientato, che porta ad avere aspettative irrealisticamente alte per se stessi.
  • Insoddisfazione del proprio fisico. Il fisico è un aspetto che comprende come ci si sente nel proprio corpo e come lo si considera. Purtroppo non è raro non piacersi, ma le persone che sviluppano disturbi alimentari generalmente riportano livelli più alti di insoddisfazione del proproi corpo e un’interiorizzazione dell’aspetto ideale.
  • Passato con disturbi legati all’ansia. La ricerca ha dimostrato che un sottoinsieme rilevante di persone affette da disturbi alimentari, compresi i due terzi di quelli con anoressia, hanno mostrato segni di ansia (come ansia generalizzata, fobia sociale e disturbo ossessivo-compulsivo) prima dell’insorgenza del loro disturbo alimentare.
  • Inflessibilità comportamentale. Molte persone affette da anoressia riferiscono che, da bambini, hanno sempre seguito le regole e sentito che c’era un “modo giusto” di fare le cose.

FATTORI DI RISCHIO SOCIALI

  • Stigma legato al peso. Il messaggio secondo cui più magri si è meglio è – i ricercatori hanno dimostrato che l’esposizione a questo fattore può aumentare l’insoddisfazione del corpo, che può generare disturbi alimentari a sua volta. Lo stigma del peso è una discriminazione o uno stereotipo basato sul peso di una persona ed è dannoso e pervasivo nella nostra società.
  • Derisione o bullismo. Essere presi in giro o maltrattati – specialmente per via del peso – sta diventando un fattore di rischio in molti disturbi alimentari. Gli effetti dannosi del bullismo hanno ricevuto maggiore attenzione negli ultimi anni, grazie ad un’importante campagna di sensibilizzazione. Il 60% delle persone affette da disturbi alimentari riporta che il bullismo ha contribuito allo sviluppo del loro disturbo. La vergogna del peso deve essere una parte significativa della sensibilizzazione contro il bullismo, in particolare nel contesto dei messaggi anti-obesità così diffusi.
  • Internalizzazione dell’ideale dell’aspetto. Farsi condizionare dal messaggio del “corpo ideale” definito a livello sociale può aumentare il rischio di disturbi alimentari aumentando la probabilità di fare diete e restrizioni alimentari.
  • Acculturazione. Le persone che appartengono a minoranze razziali ed etniche, specialmente quelle che stanno subendo una rapida occidentalizzazione, possono presentare un rischio maggiore di sviluppare un disturbo alimentare a causa delle complesse interazioni tra stress, acculturazione e percezione del corpo. Nel giro di tre anni dopo l’introduzione della televisione occidentale nelle isole Fiji, le donne, precedentemente soddisfatte del loro corpo e della loro alimentazione, hanno sviluppato seri problemi: il 74% si sentiva “troppo grassa”; il 69% si è messo a dieta per perdere peso; l’11% ha ricorso al vomito autoindotto; il 29% è stato a rischio di sviluppare disturbi alimentari clinici.
  • Reti sociali limitate. La solitudine e l’isolamento sono alcune delle caratteristiche dell’anoressia; molti soggetti affetti da questo disturbo affermano di avere pochi amici e limitata attività sociali, nonché supporto sociale inferiore. Se questo sia un fattore di rischio indipendente o legato ad altre potenziali cause (come l’ansia sociale) non è chiaro.
  • Il trauma storico, o trauma intergenerazionale, descrive il “massiccio trauma cumulativo di gruppo attraverso le generazioni”, come nel caso dei sopravvissuti ebrei all’Olocausto, delle popolazioni native americane e dei gruppi indigeni che hanno subito la colonizzazione europea. La ricerca riporta conseguenze per la salute tra cui “ansia, immagini traumatiche intrusive, depressione, elevati tassi di mortalità dovuti a malattie cardiovascolari così come suicidio e altre forme di morte violenta, insensibilità psichica e scarsa tolleranza agli effetti, e dolore irrisolto” (Brave Heart, 1999). Le somiglianze tra gli effetti dei disturbi alimentari e i traumi storici indicano la necessità di condurre ulteriori ricerche e informazioni che affrontino questi sistemi di oppressione.

Fonte

neda.org

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