Fino all’ultima briciola #1. La storia di azzurra

disturbi alimentari

“Fino all’ultima briciola” è la rubrica che accoglie le storie di pazienti che hanno scelto di diventare le protagoniste di un racconto, condividendo una parte della loro vita, della loro intimità, con chi avrà desiderio, o forse bisogno, di leggere.

Ognuna di loro ha espresso la sua volontà di condividere la propria storia attraverso un consenso scritto; i nomi sono di fantasia così come l’ambientazione; i fatti sono sufficientemente  modificati per non rendere riconoscibile il protagonista e quindi per tutelarne la privacy.

La storia di Azzurra.

Ero troppo giovane per capire quello che stava accadendo. O forse non ho voluto capirlo davvero per anni. Quando è morto facevo appena le scuole medie.

In compenso, ho fatta a botte con me stessa e con il mio corpo ogni giorno. Mi svegliavo pensando che da quel giorno avrei mangiato correttamente, mi sarei allenata con criterio, avrei sorriso e vissuto il mio tempo. Già dopo un’ora dalla colazione, avevo infranto la metà dei miei buoni propositi”.

Seduta sul divano, Azzurra, sembra più grande della sua età; ha solo 28 anni quando la incontro la prima volta. Sorriso luminoso, magra, bionda. Parla gesticolando e riempiendo tutto lo spazio. Racconta di un dolore sordo che non la lascia mai: la perdita di suo fratello.

Un giorno ho capito che non sarebbe più tornato. Che quel saluto frettoloso mentre prendeva il borsone della palestra, sarebbe stato l’ultimo”.

Piange in modo composto e silenzioso, si tampona il viso per non sciupare il trucco. “Avrei voluto un destino più felice. Ma forse sono sempre stata figlia unica”. Azzurra racconta i suoi dolori senza neanche prendere fiato. Si accosta, li accarezza appena. “La bulimia è stata mia amica per molto tempo. Ha riempito il vuoto lasciato da mio fratello, non facendomi sentire sola.  Lo è ancora. Mi allenavo tanto, mi piace lo sport. A volte non mangiavo per giorni… prima di iniziare questo percorso, pensavo che avrei potuto farcela da sola. Non vedevo alcun problema, era solo cibo. Era solo fame.  Ed invece affamarmi era l’unico modo che conoscevo per sentire qualche emozione. Quando è morto, mi è sembrato di entrare in una bolla anestetizzante da cui non sono uscita per anni. Non potevo sapere di non provare niente o quasi, perché non conoscevo la sensazione che si prova quando una emozione riempie la pancia”.

“Quando qualcosa mi colpiva duro, non avevo alcuna reazione. Tutti dicevano che ero forte, che potevo reggere il peso del mondo. Poche ore dopo, a volte il giorno dopo, ero in stanza chiusa a mangiare tutto quello che avevo potuto rubare dalla dispensa. Certe volte ero così disperata che, avendo fatto spesa solo di roba light, facevo abbuffate di tonno al naturale e fette biscottate. Tanto non avrei sentito i sapori”.

Il percorso con Azzurra è stato tortuoso; ogni settimana puntualissima entrava sorridendo ed abbandonava fuori dalla porta del mio studio la maschera che la proteggeva dagli altri. “ho capito che posso concedermi le emozioni senza che queste mi facciano sentire travolta e senza controllo. Per capirlo, ad essere sincera, ho dovuto farmi male”.

Piano piano si è concessa l’amore, poi le passioni travolgenti senza sentirsi perduta. Parlando del suo ultimo amore, dice: “quando l’ho incontrato, e non ho cercato in lui gli occhi di mio fratello; quando ho potuto guardarlo, sentirmi accesa senza sensi di colpa, allora ho capito che avrei potuto lasciarlo andare.

Per anni sono stata ferma a quel pomeriggio, al giorno in cui lui uscì di casa dicendomi che sarebbe tornato dopo un’oretta ed insieme avremmo studiato. L’unico ritmo alle mie giornate era dato dall’alternarsi dei numeri sulla bilancia e di quelli nella mia testa relativi alle calorie dei cibi”.

È passato tempo dal nostro primo incontro. Oggi Azzurra è una professionista affermata, ha un amore travolgente, riesce a concedersi emozioni forti e non ha più paura del dolore.

“Ogni settimana tornavo a sedermi sul suo divano appesantita dalla mia storia. Mi alzavo a volte più leggera, altre meno, ma sempre con nuove consapevolezze. Oggi riesco a pensare al mio lavoro, alle mie passioni, a me stessa!”.

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