Usare l’autocompassione per affrontare il perfezionismo

disturbi alimentari

Una delle cose più intricate dei problemi relativi alla salute mentale è che il mondo esterno vede solo la punta dell’iceberg. I comportamenti e i sintomi osservabili possono essere visti da tutti, ma sotto l’aspetto esteriore c’è un insieme complesso di pensieri, emozioni, credenze ed esperienze. Questi sono i meccanismi che danno forza a cose come i disturbi alimentari e il disturbo ossessivo compulsivo, ma che, nel bene e nel male, tendono a passare inosservati. È logico, quindi, che si possa pensare che trattare questi problemi sia semplice e che basti dire di “mangiare e basta” o di “smettere di mangiare”. Dopo tutto, possiamo scegliere come comportarci, quindi perché non dovremmo essere in grado di controllare questi sintomi? Quando un terapeuta dice di resistere a una pulsione o di seguire una dieta, non sta forse dicendo che è solo una questione di sopportare il fastidio?

Come probabilmente già saprai, non è così semplice. Certamente la determinazione e la volontà sono utili, ma dobbiamo fare attenzione a non semplificare il tutto. La mentalità americana troppo semplificata del “tirarsi su le maniche” a volte cozza con la complessità della salute mentale. Per quanto si possa essere tentati di affidarsi alla forza di volontà, in realtà non è un modo particolarmente efficace per portare a termine le cose. La forza di volontà è una risorsa limitata. Inevitabilmente perdiamo energie e finiamo per esaurirle. 

Spesso si associa il perfezionismo a standard rigorosi ed esigenti, alla ricerca ostinata di risultati e alla paura di sbagliare. Tuttavia, per molte persone il perfezionismo non è solo una questione di risultati, ma anche di processo. Forse sei diventato troppo dipendente dalla forza di volontà, credendo che i risultati ottenuti con grinta e determinazione siano in qualche modo moralmente superiori a quelli ottenuti con altri incentivi motivazionali. Altri potrebbero attendere le circostanze ideali, aspettando che le stelle si allineino affinché arrivi il momento “giusto”, lo stato d’animo “giusto” o la sensazione “giusta”. Altri ancora possono essere convinti che i loro sforzi siano meno nobili se richiedono fatica o impegno, ritenendo che “dovrebbero” essere in grado di raggiungere i loro obiettivi solo grazie al talento e alle capacità innate. 

Alla base di questi approcci ci sono credenze errate e critiche su noi stessi. Non è soltanto questione di preferenze per un processo ideale; spesso è un riflesso delle nostre convinzioni sul nostro valore e su chi siamo.  Se non riesci a farlo nel modo corretto, non vali nulla. Se ti serve aiuto, non sei bravo abbastanza. Se non fai le scelte giuste, nessuno ti amerà. Queste convinzioni possono avere origini diverse, come l’autostima, le esperienze passate, la cultura familiare e i messaggi della società. Qualunque sia la causa, la cosa importante da sottolineare è che queste convinzioni non ci fanno bene. Quando approviamo questo tipo di convinzioni, la posta in gioco diventa troppo alta. Il prezzo di un errore non è solo uno smacco, ma un’accusa alla nostra stessa esistenza. 

La psicologa Carol Dweck ha descritto il fenomeno della mentalità fissa e della mentalità di crescita. Nella mentalità fissa, crediamo di “essere ciò che siamo”. Le nostre capacità e abilità sono invariabili, una costante continua che non conosce cambiamenti. Quando ci vediamo sotto questa luce, le nostre imperfezioni e i nostri fallimenti diventano il riflesso di ciò che siamo. Se non abbiamo raggiunto il successo, è perché siamo imperfetti per natura. Con una mentalità di crescita, ci apriamo alla possibilità di imparare e di acquisire nuove competenze. Se incontriamo qualche ostacolo, possiamo impegnarci e migliorare le nostre capacità attuali. I nostri fallimenti non sono più un’accusa al nostro carattere, ma bensì un’opportunità per crescere e imparare. Sostanzialmente, una mentalità fissa è “Se ho fallito, faccio schifo”, mentre una mentalità di crescita è “Se ho fallito, posso fare di meglio”.

L’affidarsi esclusivamente alla forza di volontà è una pagina che appartiene al manuale della mentalità fissa. In pratica, si insiste sul fatto che l’unico modo per conseguire i propri obiettivi sia quello di puntare sulle proprie capacità. Se quello che si fa non va bene, l’unica cosa da fare è impegnarsi di più. Acquisendo una mentalità di crescita, possiamo iniziare ad adottare una miriade di altre strategie per raggiungere i nostri obiettivi. Possiamo attingere a un’ampia gamma di motivazioni, investendo nella capacità di moltiplicare gli incentivi piuttosto che mettere tutte le nostre uova in un solo paniere.

Possiamo fare leva sulla comunità, formando una rete di persone intorno a noi che ci supportino e ci incoraggino, ci responsabilizzino e ci ricordino per cosa stiamo lottando. Possiamo imparare ad usare l’autocompassione e a trattare noi stessi con la stessa dignità e gentilezza che riserviamo agli altri. Possiamo implementare la struttura, formando un team di trattamento e orientandoci verso uno stile di vita che alimenti il nostro corpo e la nostra mente. 

Il modo migliore per cambiare un comportamento e sviluppare nuove abitudini è renderlo semplice. Diversificando gli incentivi, anziché limitarci a “impegnarci di più” con la forza di volontà, possiamo creare più percorsi di recupero, offrendo a noi stessi numerosi modi per avere successo. La strada verso la guarigione può non essere semplice, ma possiamo renderla più stabile se partiamo da una base solida.

Tradotto da theemilyprogram

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